
La Cattedrale di Pescia
Nel particolare impianto urbano di Pescia, sorto con due distinti nuclei sulle due sponde del fiume, l’uno sviluppatosi longitudinalmente, l’altro con andamento circolare, la Pieve di S. Maria ha costituito il fulcro dell’abitato sulla riva sinistra del fiume Pescia. Le abitazioni e le strade che la circondano, sorte intorno ad essa, hanno determinato per tale motivo una struttura circolare.
La facciata, rimasta incompiuta sino alla fine dell’Ottocento, fu realizzata da Giuseppe Castellucci di Arezzo, secondo moduli neoclassici ed è stata completata nel 1933 con l’inserimento del fastoso portale marmoreo. Appoggiata al campanile gotico, è suddivisa in due fasce sovrapposte da un cornicione sorretto da lesene e semi colonne corinzie. La fascia superiore presenta, al centro, un finestrone ad arco, con
balaustra, ed è terminata dall’elaborato frontone.
L’imponente architettura novecentesca nasconde l’origine medievale dell’edificio. La prima chiesa risale al IX secolo e subisce sostanziali rifacimenti già nel Duecento. La Pieve faceva parte del sistema di pievi attestate sul confine orientale della Diocesi di Lucca e manteneva vincoli di comunione e legami gerarchici con il proprio vescovo. Un decisivo mutamento si ebbe quando, nel 1519, su istanza di Baldassarre Turini, un prelato devoto ai Medici, papa Leone X emananò la bolla pontificia istitutiva della Propositura nullius diocesis, cioè non dipendente da alcuna Diocesi ma direttamente dalla Santa Sede. Di fatto sanciva la gravitazione del pesciatino nell’orbita fiorentina. Con la realizzazione della cappella Turini, si costituiva un primo passo nell’ aggiornamento dello spazio ecclesiale cui si andarono a sommare, dopo gli anni
‘60-’70 del 1500, a seguito del Concilio di Trento, una sostanziale trasformazione dell’edificio ecclesiastico. (Ampliamento e maggior fruizione dell’aula e del presbiterio, sistemazione del coro dietro l’altare maggiore, moltiplicazione di altari e cappelle).
Alcune memorie del Settecento, in verità non confermate da documenti, tramandano che, il 18 ottobre 1671, l’antica pieve cadde e fu allora che il Capitolo della Prelatura dispose che fosse edificato il nuovo tempio. E’ molto probabile che la caduta dell’antica chiesa medievale fosse stata voluta dal potente Capitolo della prepositura, che vedeva nella costruzione di una nuova e più ampia chiesa il simbolo del suo
dominio sulla Chiesa di Valdinievole. Una tradizione storiografica ci informa che l’architetto che seguì i lavori fu Antonio Ferri; nuove ricerche hanno invece indotto a pensare ad un altro personaggio, il pistoiese Tommaso Ramignani.
Purtroppo per ricostruire la chiesa occorsero molti anni; nel 1696 finalmente la cupola era conclusa ma per due secoli ancora rimase con una facciata brulla in mattoni, dove si potevano ancora ammirare, nella parte inferiore, indicativi resti della pieve antica.
Rimangono a testimonianza dell’età medievale gli archetti ciechi che si trovano ai lati esterni della chiesa ed il bel leggio marmoreo collocato sul presbiterio. Si tratta di un singolare gruppo, formato da varie componenti dell’antico pulpito della pieve e risalente al XIII secolo.
Negli anni 2018-2019, in occasione dei 500 anni dalla fondazione della Diocesi di Pescia, il tempio è stato sottoposto a un generale restauro conservativo, che ha interessato particolarmente la navata, la cupola e il presbiterio. Quest’ultimo è stato oggetto di adeguamento liturgico; una commissione composta da 44 esperti, tra cui il teologo Severio Danich, ha scelto il progetto dell’architetto Fabrizio Rossi Prodi, ha
previsto la realizzazione di un nuovo altare, di una nuova cattedra e di un ambone che unisce gli avanzi del pulpito medievale già qui custoditi, a elementi moderni.
Interno
Il Duomo, all’interno, mostra un’architettura elegante e severa: tre cappelle per parte si affacciano sull’ampia navata coperta da una volta a vela. Importanti cornicioni, capitelli e pilastri (paraste) scandiscono un ambiente armonico solenne; belle pitture, infine, ornano i tabernacoli di marmo variopinto. L’edificio della chiesa Cattedrale è pieno di tradizioni e storie particolari ed è a suo modo lo specchio culturale della città.
Sulla destra, appena entrati, possiamo vedere la lapide marmorea del pievano Rustico che morì nel 1132. Nella parte superiore è la splendida lapide, ugualmente di marmo ad intarsio, che commemora il proposto Lorenzo Mancini, ordinario di questa chiesa dal 15 dicembre 1704 al 7 marzo 1707.
-La prima Cappella, fatta costruire dalla famiglia Petruzzi, passata poi ai Raffaelli, conserva la tela ottocentesca di Luigi Norfini, e in una nicchia, a sinistra, si trova il busto di Giovanni Pacini, famoso compositore che trascorse a Pescia gli ultimi anni della vita.
-La cappella successiva, un tempo di patronato della famiglia Flori, una delle più illustri della città, legata al ducato di Mantova, presenta bella pittura del 1698 di Marcant’Antonio Donzelli di Mantova e raffigura S. Carlo Borromeo mentre amministra il SS. Viatico agli appestati; in alto un angelo rinfodera la spada a significare la fine del flagello. Una iscrizione sotto la mensa ricorda che il committente, Francesco Flori fu membro della famiglia suddetta. Nelle lunette di destra e di sinistra sono collocate due statue di Quirino Coli, raffiguranti, la prima, a
destra, S. Girolamo e la seconda S. Giuseppe con la mazza fiorita.
-La terza cappella, che la tradizione locale vuole progettata da Ferdinando Fuga, apparteneva alla famiglia Forti, proprietaria pure del bel palazzo che si trova nella Ruga degli Orlandi. I Forti sono l’unico casato locale che annovera tra i suoi componenti un vescovo della sede pesciatina, mons. Pietro Forti, che ricoprì tale carica dal 1847-1854. Il vescovo è, dunque, ritratto a mezzo busto in una lunetta posta
nella parete di sinistra della Cappella.
Il gradevole ed elegante quadro sull’altare, dai colori freddi e smaltati, è di Giuseppe Bottani, pittore di Cremona. Il tema iconografico è la nascita della Madonna. In secondo piano san Gioacchino e dal lato opposto Sant’Anna sdraiata sul letto.
Nella parete di sinistra si trova, in un’urna, una bella copia dipinta della Madonna Salus Populi Romani che il canonico Domenico Cherubini fece venire da Roma in occasione del giubileo del 1650.
Dopo aver osservato il pulpito del 1766 che si trova sul pilone di destra dell’arco centrale, si entra nella zona del transetto per ammirare la bella Cappella del SS. Sacramento, ovvero la cappella dei Turini. Il personaggio più noto della famiglia fu mons. Baldassarre che lavorò a Roma come datario per i pontefici Leone X e Clemente VII. Il particolare mausoleo del grande Baldassarre fu eseguito da Raffaello di Bartolomeo Sinibaldi, detto da Montelupo, mentre il ritratto marmoreo del prelato è opera di Pierino da Vinci, nipote di Leonardo.
Baldassarre Turini acquistò prima del 1516, dalla famiglia fiorentina Dei, la tavola incompiuta di Raffaello,con la Madonna in trono e santi, nota come Madonna del Baldacchino che rappresenta sia una forma di mecenatismo d’arte che culto della memoria famigliare. Questa rimase nella cappella fino al 1697, quando fu acquistata dal principe Ferdinando dei Medici. La vendita da parte degli eredi fu accettata
benevolmente da parte dei pesciatini che la considerarono “rubbata” , tan’è che fu trasportata a Firenze di notte, per evitare tafferugli.
La singolare posizione del Turini ha originato diverse tradizioni locali. La leggenda più simpatica riferisce che la posizione eretta del busto è dovuta al “miracoloso risveglio” dalla morte del “Datario Pontificio”, proprio nell’attimo in cui la tavola raffaellesca fu tolta dalla prepositura pesciatina, per ordine del Principe Ferdinando .
Il ritorno dell’originale , ora agli Uffizi, in quella che fu la sua prima collocazione è previsto a primavera insieme alla copia del Dandini attualmente in restauro a Lucca.
Nel pavimento, al centro della cappella, si trova la tomba di monsignor Angelo Simonetti, vescovo di Pescia dal 1908 al 1950. Al presule fu riservato questo importante luogo per aver governato per ben 42 anni la diocesi con amorevole zelo. I pesciatini, infatti, sono molto legati alla memoria di questo personaggio che nella seconda guerra mondiale fu molto vicino alla popolazione. Il suo ritratto si trova nell’ultima cappella a sinistra.
Presbiterio
Nel pavimento dell’area presbiterale si trova la meridiana voluta dal Vescovo di Pescia Donato Maria Arcangeli (1742-1772) oggi interamente visibile a seguito dell’opera di restauro. Un coro ligneo settecentesco arreda lo spazio dell’abside; gli stalli capitolari furono costruiti nell’Ottocento, mentre quelli dei cappellani risalgono agli anni trenta del Novecento.
Al centro dell’abside è collocato, in una bella cornice marmorea, il grande quadro del pistoiese Luigi Garzi che rappresenta l’Assunzione della Vergine, che attira immediatamente l’attenzione del visitatore al suo ingresso nella chiesa.
Sulla sinistra la grande cattedra lignea vescovile di fine ‘700 è stata sostituita nel recente intervento di restauro, dalla nuova cattedra in marmo e tessere di vetro, che spostata con una rotazione di 90 gradi è rivolta verso i fedeli.
La cattedra, l’altare, ed l’ ambone che unisce gli elementi del pulpito medievale, fanno parte dello stesso intervento che ha dato un volto nuovo, più luminoso , armonico, e funzionale alle esigenze liturgiche dell’edificio.
La sala della sacrestia dei cappellani è arredata con mirabili banchi del Quattrocento. Sui primi due sportelli del bancone di destra si possono ammirare gli stemmi del papa Pio II Piccolomini, che ne concesse l’uso al cardinale Jacopo Ammannati. (La croce con le 5 lune del Piccolomini è sormontata dal cappello cardinalizio) . La tradizione ecclesiastica vuole questi mobili commissionati a Giovanni da Montichiello, nel 1476.
E’ invece arredata con banchi del 1650 la seconda sacrestia, quella dei canonici del duomo. L’aula fu fatta costruire intorno al 1646 su disegno del pistoiese Pantaleone Quadri; progettata per volontà del Capitolo, la sacrestia capitolare esibisce importanti dipinti. Sulla sinistra si trova il ritratto di mons. Giovanni Ricci, opera di Bartolomeo Orsi; nel centro, sopra al bancone seicentesco che conservava le mazze dei cappellani,
si trova un bel dipinto di Pompeo Caccini rappresentante la pesca miracolosa di S. Pietro. Sulla sinistra è il ritratto di mons. Turini, attribuito anche questo al pittore Bartolomeo Orsi.
Sulla porta d’ingresso delle sacrestie si trova un bel dipinto che rappresenta il Martirio di S. Lorenzo, opera della fine del Cinquecento. L’acquasantiera che è collocata vicino alla porta, con il putto che regge il catino, è opera del secolo XVII.
Di fronte alla sacrestia si trova la porta che un tempo introduceva alla scala della Biblioteca: infatti sull’architrave è incisa la scritta «Bibliotheca Capituli».
Tra le due porte, in mezzo al transetto di sinistra, è stato trasportato in cattedrale dalla sacrestia episcopale, nel 2020 dopo il recente restauro, il trittico in terracotta invetriata di Luca ed Andrea della Robbia: Madonna con Bambino ed Angeli tra san Iacopo e san Biagio. Sec. XV Opera di grande rilevanza perché uno fra i primi esempi dell’uso di questa tecnica nella scuola robbiana. La collocazione al centro del transetto rimanda ad un ideale dialogo con la copia del quadro di Raffaello, al centro del’opposto transetto.
Curiosità: mancano le punte dei piedi e la conchiglia a San Iacopo.
Il restauro con la nuova collocazione del trittico voluta dal nostro vescovo Mons.Roberto Filippini, è stato patrocinato dall’associazione culturale “Quelli con Pescia ne cuore” .
Rientrati nella grande navata, sulla destra per chi guarda la porta principale della chiesa, si trovano ugualmente tre cappelle:
-la prima, dedicata a S. Lorenzo, era di patronato della famiglia Cecchi. Attribuita alla mano prestigiosa di Andrea Pozzo, presenta sull’altare, la magnifica tela di Anton Domenico Gabbiani mentre ai lati sono collocate le tombe murali, con sarcofagi a mensola e busti, di Stefano e Giovan Battista Cecchi, entrambi canonici proposti di Pescia nel Seicento. La tela che orna la volta superiore è sempre di Anton Domenico
Gabbiani
-La seconda cappella, dedicata alla Madonna del Santo Rosario, in quanto sede religiosa della Compagnia del Rosario, fu realizzata alla fine del Seicento, mentre l’altare fu costruito nei primi anni del secolo successivo, quando fu posta nell’edicola la grande tela di Antonio Franchi da Villa Basilica. Questa presenta una conformazione pittorica particolare, perché nella parte inferiore si intravede, dietro la figura del
bell’angelo con il Rosario, una valle che ricorda la Valdinievole; in alto, alle spalle della Madonna che porge il Rosario a S. Domenico, sono raffigurate S. Dorotea, patrona di Pescia e Santa Caterina di Alessandria patrona dei cartai. ( un tempo la terza cappella era dedicata a Sant’Allucio, con una tela di Romano Stefanelli, eseguita nel 1985, ora nell’attiguo oratorio, chiuso al pubblico. Vi si trova il bel crocefisso cinquecentesco che i canonici del Duomo esponevano nelle funzioni liturgiche del Venerdì santo. Nella navata della cappella, come sotto l’altare maggiore, si trovano due resti lapidei della pieve di S. Maria di Pescia. Si suppone che queste due sculture del XIII-XIV secolo avessero fatto parte dell’arredo fisso della facciata e che fossero situate nello spazio superiore delle porte d’ingresso.)
-La terza cappella, è sede del Battistero. Nella cappella, è collocato il fonte battesimale cinquecentesco, sopra il quale si trova il quadro attribuito ad Alessandro Bardelli
-ai lati della porta d’ingresso le due belle acquasantiere rinascimentali donate dalla famiglia Cecchi. Su una delle due era il bel San Giovannino ora nel museo capitolare.
Il campanile, caratterizzato dalla grande apertura al piano terra, è forse di origine alto medievale; fu ricostruito nel Trecento e nel 1776 fu realizzato, dall’allora vescovo Donato Maria Arcangeli, il “bizzarro” cupolino. Questa incongrua copertura ed il tradizionale bel rintocco del campano (un’ora dopo il tramonto ed una prima del sorgere del sole che segnava l’apertura delle porte ed indicava la direzione della città ad eventuali viaggiatori smarriti) sono particolarmente cari ai pesciatini.
Oltrepassato l’arco del campanile, si accede al chiostro del Palazzo Vescovile. Ricostruito in epoche diverse, il palazzo dei Vescovi di Pescia è caratterizzato dall’altana che, nella seconda metà del Settecento, mons. Arcangeli adibì ad osservatorio astronomico.
A cura dell’Associazione “Quelli con Pescia nel Cuore”
