
Oratorio di Sant’Antonio Abate
Fondato nella seconda metà del XIV sec. dall’ordine degli Antoniani, è stato inglobato nel 1775 nell’ospedale dei Santi Cosma e Damiano. E’ caratterizzato da una semplice facciata in pietra squadrata. L’interno, a croce latina con navata unica, è coperto da un tetto a capriate lignee e termina con abside rettangolare affrescata.
Di notevole interesse è il gruppo ligneo raffigurante la Deposizione del Cristo nel transetto sinistro (XII sec.) Nel transetto destro si conserva la Crocifissione di Gesù tra San Antonio Abate e San Paolo eremita, opera di Alessandro Bardelli (prima metà del XVII sec.) Di notevole interesse è la decorazione pittorica dell’arco trionfale e della zona presbiteriale, eseguita da Bicci di Lorenzo tra il 1421 e il 1436.
L’affresco è in linea diretta con l’aspetto liturgico quattrocentesco rappresenta la summa della vita di Sant’Antonio Abate ai lati del piccolo altare.
La cappella misura 3,80x 3,60 metri e può accogliere solo l’officiante e qualche presbitero, per cui si deduce che gli affreschi non erano stati concepiti per i fedeli.
Seguendo il senso orario incontriamo come scena d’apertura della storia “La rivelazione” che è suddivisa in due episodi: la rivelazione (vangelo) e l’elemosina ai poveri. Poi vediamo il giovane Santo profondamente colpito dalle parole pronunciate dal sacerdote che gli indica la possibile scelta da parte dell’uomo di una vita spirituale. Entrato nel Regno cristiano, Antonio fa la carità ai poveri. Dona le sue ricchezze, come dice l’evangelista Matteo, ed è ormai pervaso dalla luce spirituale e riconosce nei
poveri la sua vita futura. Il giovane, vestito con un abito di color rosso, dona dei soldi ai poveri, a un vecchio e un bambino che si tengono per mano. Dietro di loro un uomo e una donna che non ricevono soldi, ma assistono all’evento. La donna potrebbe essere la sorella del Santo, che, alla morte dei genitori, viene affidata a un convento femminile, quindi Antonio i soldi gliel’aveva sotto forma di dote.
La tentazione alle porte del Castello della valle del fiume Pescia.
Da sinistra verso destra si vede il Santo che parla con un bambino nero, mentre nella seconda parte si sviluppa la lotta contro i diavoli tentatori. Il Santo, volgendo la testa, scorge quella figura inquietante, che suggerisce pensieri sordidi, l’altro li respinge con la preghiera. Su in alto compare Pescia, divisa in due settori urbani: la torre e il castello, entrambi murati, e il campanile dell’antica pieve oggi cattedrale. A unire i settori sono due ponti che attraversano il fiume, quel corso d’acqua che nasce da
ripide montagne sopra il ponte di San Francesco.
Il tumulto satanico è in prossimità del fiume e fra i due ponti, ma, detentrice della verità cristiana, sorge in alto a destra una piccola chiesa con una fonte sul sagrato da cui sgorga dell’acqua.
La lotta è feroce, si vede la figura malvagia di colore verde, collocata al centro, poi il mostro dal corpo umano e la testa di lupo, un serpente dagli occhi infuocati e la lingua triforcuta.
La tentazione, quindi, è l’immagine della vittoria di Antonio sul maligno, la pietra su cui si completano e si fortificano le virtù cristiane del patriarca contro il Diavolo.
La prima scena posta a sinistra ha per tema l’abbraccio tra Antonio e Paolo primo eremita. Antonio, proveniente da un luogo maledetto, dopo aver affrontato un lungo viaggio, incontra Paolo che sta uscendo da una grotta coperto da un rozzo saio di tessuto vegetale. In alto vediamo un satiro che indica la strada che porta all’eremo di Paolo.
Nella parte di destra della parete frontale scorgiamo in alto la mano di Dio, un corvo nero e una palma sotto la quale i due Padri consumano il pane spezzato, simbolo dell’eucarestia.
La sepoltura di Paolo primo eremita.
La scena si sviluppa seguendo uno schema consolidato: Paolo disteso a terra con Antonio ai suoi piedi, che tenta di deporre il corpo nella buca scavata dai leoni, giunti in soccorso al Santo. Nella parte superiore l’anima di Paolo osserva in gloria la sua sepoltura. Antonio ha in mano un bastone a forma di Tau, (ultima lettera dell’alfabeto ebraico), e simbolo dei canonici regolari.
Nella zona inferiore della parete di destra, in contrapposizione a quella della tentazione, c’è la grande rappresentazione della sepoltura di Sant’Antonio con la partecipazione del clero con chierici e alti prelati che si trovano intorno alla cassa del Patriarca.
A cura dell’Associazione “Quelli con Pescia nel Cuore”
