In località Cafaggio, lungo il sentiero CAI 251, che conduce dal Palagio a Monte a Pescia, incontriamo l’arco che sostiene l’acquedotto diretto al Complesso Conventuale di Castello, l’antica Fortezza di Bareglia.

Il manufatto, in pietra e mattoni, fu realizzato nel 1707 dai Convalli (Francesco, canonico, e Pietro, avvocato) per portare l’acqua da una delle sorgenti del Rio Santo Stefano ai Frati Minimi dell’ordine di San Francesco di Paola. Sull’arco è ben visibile lo stemma con la parola “Charitas”, fatta propria dal santo e visibile sul petto o sullo scudo. Nella chiesa del convento, detta di Santa Maria Orphanorum, sono conservati molti quadri ed affreschi raffiguranti le opere di San Francesco di Paola.

È situata lungo la mulattiera che conduce dalla chiesa di Santo Stefano a Monte a Pescia, appena superata Villa Cafaggio, poco prima di arrivare a Barignano. L’imponente edificio, adesso abbandonato e in rovina, domina la zona della Bareglia e delle Capanne; al davanti vi sono i colli di Uzzano, Speri e Sorico, situati sulla sponda sinistra del fiume; a nord invece si trova il Monte Cupola con la chiesa di Santa Margherita. Fino agli anni Sessanta questa costruzione era sede distaccata della Scuola Elementare di Pescia e vi si trovava una Pluriclasse composta dai bambini tra i 6 e gli 11 anni provenienti dall’area circostante che allora risultava intensamente popolata; l’aula era situata al piano terra e il cancello dal quale si accedeva al viale si trova ancor oggi adiacente a Villa Cafaggio. Alla scuola si arrivava esclusivamente a piedi sulla mulattiera. A poche decine di metri è ubicata la chiesetta di Pancore e oltre questa la località Barignano. Proprio dai colli sopra Cafaggio e Barignano fu incanalata l’acqua che andava ad alimentare il primo rudimentale acquedotto per queste località e per i religiosi di Castello; questo è ancora visibile sopra l’arco della Porta; a testimoniare quest’opera, di inizio ‘800, rimangono due targhe lungo la mulattiera, apposte dai Convalle che allora abitarono la Villa.

(cit. Alessandro Birindelli)

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